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Si ricomincia in sicurezza, con coraggio, fantasia e speranza

Eppur si muove… qualcosa. Non si tratta certo di festeggiare il superamento di ogni problema, conseguente alla pandemia che ha sconvolto il mondo, tutt’altro, ma che c’è qualche segnale positivo, finalmente, anche per le sempre più bistrattate società sportive di base e per gli enti di promozione sportiva attenti agli aspetti educativi e formativi. Arrivano finalmente alcune forme di sostegno, chiamate bonus oppure extra bonus, ecc. distribuite sia dal Governo, sia dalle singole Regioni, pronte in alcuni casi ed a determinate condizioni a sostenere, tanto per iniziare, gli affitti per gli impianti sportivi appartenenti agli enti locali (Comuni, Province, società controllate, ecc.). Dal 25 maggio, così ci è stato detto, potrà ricominciare a fare attività anche il mondo amatoriale, con la fondamentale premessa che vanno rispettate le raccomandazioni, gli orientamenti e i protocolli fino ad oggi approvati per praticare sport in piena sicurezza sanitaria. Ma come, concretamente, le società sportive saranno aiutate a ricominciare? Lo chiederemo oggi pomeriggio anche al numero uno del Coni, Giovanni Malagò, che sarà ospite di S Factor, il focus web di approfondimento con cui il Csi, in questo periodo di stop forzato, sta approfondendo diversi temi di attualità relativi alle società sportive. Al punto drammatico in cui siamo arrivati c’è poi un’altra domanda inquietante: quante società sportive resisteranno? Quante ricominceranno a servire le proprie comunità con l’entusiasmo e la forza di prima? Nonostante i tanti aiuti messi in campo, con i vari decreti (davvero bizzarra la scelta dei nomi: rilancio, ripartenza, riapertura – tutte azioni di gioco tipiche del mondo sportivo – utilizzati per far risorgere il Paese) si sta forse lasciando affondare un settore, quello dello sport di base, già in grande difficoltà. C’è un alto il rischio di dissipare un patrimonio di società sportive che ha rappresentato fino a ieri il tessuto connettivo dell’offerta sportiva, fondamentale a livello nazionale. Al presidente del Coni parleremo di speranza (stavolta con la minuscola) di come il Csi, con fantasia e coraggio, abbia sempre tenuto nei suoi programmi anche attività spiccatamente ludiche e aggregative, forse meno strutturate ma non meno divertenti, cercando altro e altrove, inventando novità e alternative rispetto agli sport dominanti. Sono orizzonti da indagare e servono riflessioni ampie e condivise. Soprattutto serve un serio impegno per la tutela delle società sportive minori, quelle meno ricche di manager ma ricchissime di capacità di accogliere e costruire relazioni umane significative. In questi primi giorni di sblocco e di ritorno alla vita di società è facile osservare nei parchi e negli spazi verdi, cittadini impegnati a praticare con gioiosa libertà le attività più semplici, come le corse, la ginnastica, la bici, i giochi all’aperto. Sempre liberi, senza organizzazioni rigide o quelle formule rigorose richieste dagli sport canonici. Con giugno alle porte arrivano intanto le linee guida per i centri estivi. Purtroppo si tratta di un labirinto fra norme e prescrizioni inerenti gli standard richiesti per il personale, per garantire il distanziamento fisico, i criteri di accessibilità, la formazione degli operatori, senza omettere il triage richiesto all’ingresso e igiene e pulizia. Però così è e così bisogna fare. Tutto ciò ci preoccupa ma non ci spaventa. Lo avevamo detto ad inizio lockdown e lo ripetiamo ora che la tragedia mostra qualche segnale rassicurante: «Da sportivi siamo allenati anche a fermarci, per ricominciare più forti di prima. Insieme».

 

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